mercoledì 5 settembre 2012

What's Apulia Arts & Crafts?


Apulia Arts&Crafts rappresenta un progetto indirizzato allo sviluppo di attività che siano sia d’intrattenimento sia divulgative e formative a favore dei turisti non solo provenienti da tutt’Italia, ma anche dalla Puglia stessa, circa i temi della tradizione e della cultura pugliese quali l’artigianato, l’enogastronomia, il folclore e la lingua, con un occhio di riguardo verso le tematiche di sostenibilità e rispetto per l’ambiente.
                              
L’idea parte da 3 concetti chiave:

1.    La Puglia è una regione molto particolare sia morfologicamente che geo-politicamente: infatti, all’interno di una stessa area, è racchiuso un numero sorprendente di diverse tradizioni, dialetti, storie, che spesso rimangono sconosciute e  che possono rivelarsi un paniere dal quale attingere creativamente, ed in maniera sempre nuova e sostenibile.

2.    Il turismo culturale, così come viene concepito solitamente, si ferma spesso a una conoscenza troppo superficiale del luogo visitato, ci si affida alle noiose “visite guidate” che inoltre lasciano davvero poco nel turista al momento del rientro; è il caso di trasformare il turismo culturale in qualcosa di più coinvolgente, stimolante e costruttivo, nel senso più stretto della parola.


3.    In un mondo sempre più industrializzato, computerizzato e tecnologico- dipendente, l’uomo durante il suo tempo libero tenta di scappare dalla folle urbanizzazione e ritrovare uno spazio intimo dedicato alla manualità, alla riscoperta, alla cura e alla conservazione della terra.

Partendo da questi tre semplici assunti, i pacchetti turistici che sarebbero proposti, seguirebbero un tema preciso in base al quale si collegherebbe al pernottamento e al trasporto (in bici o a piedi, o – perché no – a cavallo o in carrozza) anche delle visite rigorosamente corredate da relativi corsi “formativi” che possono durare due o tre giorni, ma anche una settimana.

I turisti, quindi, avrebbero la possibilità di lavorare con le proprie mani quelli che sono i materiali tipici della Puglia, come la terracotta, il legno, la cartapesta, la pasta fresca; ma ancora riscoprirebbero i sapori e gli odori della regione, con degustazioni di cibo, vino, olio; parteciperebbero delle modalità di coltivazione della terra, oppure introdotti ai suoni, alle danze e ai canti delle varie zone.
Di seguito, un esempio di percorso, pensato sul tema della ceramica:
                                  

Il percorso si sviluppa a Cutrofiano, piccolo paese nel vero cuore del Salento, località famosa per la produzione di ceramica.
Si parte dal principio, ossia dalla conoscenza del materiale, l’argilla, con conseguente visita al Parco Dei Fossili di Cutrofiano (http://www.japigia.com/parcodeifossili/), ex cava d’argilla, ora divenuto bellissimo parco dove poter ammirare i vari strati geologici, alcuni dei quali straordinariamente ricchi di fossili.
Di qui si passa alla conoscenza di quella che è la lavorazione tradizionale, mediante la visita alla  bottega Colì, grazie al contributo del mastri figuli Antonio e Donato Colì che – esercitando a regola d’arte il loro lavoro – daranno una dimostrazione pratica agli allievi, raccontando contemporaneamente il loro lavoro odierno e passato. Si passa quindi ai primi passi con la materia e con gli attrezzi: si inizierà un contatto con il tornio, gli altri attrezzi e con l’argilla con la Dott.ssa Caterina Striccoli, esperta di lavorazione e decorazione ceramica (tra cui anche la ceramica raku), diplomata in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, ora docente di ceramica presso l’Istituto d’Arte di Bari nonché insegnante per le “Amiche della ceramica” di Altamura. Si procede dunque ad un primo esperimento di lavorazione, fino all’ottenimento di un manufatto da far essiccare.
Durante l’essiccamento, si terrà una visita al Museo della Ceramica, dove si possono ammirare non solo reperti storici rinvenuti in tutto il territorio cutrofianese, ma anche i diversi manufatti anonimi o d’autore, splendidamente conservati. Tra questi, anche un occhio di riguardo per la rarissima e affascinante collezione di fischietti donata da Mario Briosi al museo (collezione per la quale è stato realizzato  anche un sito internet, dove sono visibili nel dettaglio tutti i fischietti http://www.ceramicacutrofiano.it/).

                                
Dopo la cottura dei manufatti, si passerà eventualmente alla loro decorazione, sempre sotto la guida della Dott.ssa Striccoli.
Ciò che rende davvero originale questo tipo di vacanza è che tali manufatti diventeranno poi lo stesso “souvenir” da riportare in casa. L’oggetto “ricordo” viene dunque ridimensionato: non sarà solamente un ninnolo acquistato in un qualsiasi negozietto del paese del quale non si ricorda nemmeno il nome, ma diventerà il simbolo di una vacanza costruita con le proprie mani e che racchiuderà un ventaglio di emozioni e sensazioni che rimarrebbero indelebili nel tempo, e magari, accenderanno la voglia di tornarci per conoscere ancora nuovi segreti del territorio.
Quello che è stato fatto in questo caso con la ceramica, può essere ricreato in varie combinazioni ed in diversi paesi della Puglia utilizzando quelli che sono i materiali tipici della zona, e può essere strutturato in maniera differente a seconda della durata della vacanza.

Apulia Arts&Crafts tende a valorizzare più che il turismo culturale, quello dello heritage, ossia trasformare il turismo culturale in qualcosa di attivo, divertente e stimolante, che vada oltre la sterile visita guidata in una chiesa.  A questo proposito sarebbe interessante dare uno sguardo ad alcune definizioni di turismo dello heritage:

·         È considerato sinonimo di vestigia del passato di qualunque tipo;
·         È  considerato il prodotto di condizioni moderne attribuite al passato, e da esso influenzate;
·         È l’intera produzione culturale e artistica del passato o del presente;
·         Comprende elementi dell’ambiente naturale che vengono dal passato, e che sono visti come originali, tipici ed idonei a essere tramandati alle future generazioni;
·         È considerato un’attività commerciale di rilievo genericamente indicata come industria dello heritage, basata sulla vendita dei beni e servizi attinenti allo heritage”[1].
                                    
Infatti Hall e Zeppel affermano che “il turismo dello heritage è pure turismo esperienziale nel senso della ricerca di un incontro con la natura o la sensazione di essere parte della storia di un luogo.”[2]
L’esperienza, collegata alla partecipazione attiva del turista con il luogo, alla fusione del proprio “bagaglio culturale” con quello della destinazione, diventa il vero fulcro della vacanza.

Questo è ciò cui tende Apulia Arts&Crafts.



[1] Dallen J. , Timothy and Stephen W. Boyd, Heritage e Turismo, Hoepli, 2007, p.3
[2] Ivi, p.4

Apulia Sounds

Le musiche tradizionali della terra salentina, gli stornelli, i canti di lavoro e le serenate, diversi tipi di musica ma tutti bellissimi ed emozionanti, musiche rivisitate in versioni moderne. Apulia Sounds è la playlist creata da Apulia Arts & Crafts per i suoi lettori, perchè anche una navigazione può diventare un'esperienza salentina emozionante...

Lu Trappitu - Canto di Lavoro "alla stisa" degli Ucci

 Ria, prima, e con Eugenio Barba, dopo. Durante l’inverno ho cominciato a frequentare Cutrofiano e la casa di Bandello in via Mantova. Bandello mi raccontava della sua grande passione per il canto “colto”. Aveva anche frequentato per alcuni mesi una scuola di “bel canto” a Lecce, e mi parlava di come si canta, delle tecniche di emissione della voce e dei ruoli che ogni cantore deve avere e rispettare nel canto.
Di Aloisi si ricorda la sua grande contro voce, genuino, terragno, vero. Grande suonatore di pizzica e stornellatore indomito. Insieme a loro Angelelli alla fisarmonica, Ugo Gorgani al mandolino, Giuseppe Luceri alla chitarra, Antonio Melissano e Leonardo Vergaro, voce intonatissima sulla quale sia Bandello che Aloisi si “poggiavano” per eseguire i virtuosismi, melismi e ghirigori che le loro straordinarie voci permettevano.
Durante la settimana delle Palme andavano di “casello in casello” a cantare la vita e la morte di Gesù. In cambio chiedevano qualche uovo, formaggio o anche un “avi pace” (vai in pace).  

fonte
http://www.archiviosonoro.org/puglia/archivio/archivio-sonoro-della-puglia/fondo-chiriatti/gli-ucci-e-gli-altri-cantori-di-cutrofiano.html 


sabato 1 settembre 2012

La Notte della Taranta e il mistero del Tarantismo


Da una decina d'anni il turismo nel Salento è stato trainato parecchio da uno degli eventi più spettacolari e famosi del Sud Italia: la Notte della Taranta. 


Questo evento comprende una serie di concerti durante la metà di Agosto che hanno luogo nelle più importanti località della Grecìa Salentina e del Salento tutto.
Sul palco si esibiscono gruppi dalla forte connotazione popolare salentina ma anche musicisti di altra estrazione culturale e geografica.

                                                              


A chiudere il ciclo di concerti, il famoso "concertone" che si tiene a Melpignano, proprio davanti al Monastero degli Agostiniani (e a – numeri alla mano – più di 100000 persone ogni anno), in cui un maestro orchestratore scelto di anno in anno dirige l'Orchestra della Taranta, cui si aggiungono ospiti di vario genere più o meno noti.

                           

Oggi la Taranta ha quindi un volto piacevole, disinibito e moderno, legato alla spensieratezza, alla danza e al divertimento.

In realtà questa è una riabilitazione del più antico e amaro fenomeno del Tarantismo.

Il Tarantismo è definito un fenomeno storico religioso che caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medio Evo; visse un periodo felice fino al  Settecento, ma nel secolo successivo un lento ed inesorabile declino lo portò a sopravvivere solo in alcune zone della Penisola Salentina.
Le sue origini sono da ricercare nel mondo antico, nelle tradizioni delle civiltà classiche, collegandolo alla catartica musicale propugnata dai Pitagorici e ai riti dionisiaci delle melodie delle baccanti, praticati in tutta la Grecia e nelle sue colonie. 
                                                                          
Con l'avvento e la diffusione del Cristianesimo si assistette alla crisi di questi orizzonti mitico-rituali  ed in tale processo di disgregazione San Paolo di Tarso assunse un ruolo significativo: accusando la Chiesa di Corinto di praticare una liturgia troppo irrazionale ed estatica colpì indirettamente i riti orgiastici, esaltando una figura di donna riservata e pudica al posto di quella invasata. 

Pertanto quell'Eros o quelle pulsioni represse che fino a quel momento si erano liberamente manifestate nell'orgiasmo pagano, trovarono la loro evocazione e risoluzione in un nuovo rito socialmente e cristianamente istituzionalizzato: il Tarantismo. 
San Paolo divenne il protettore dei tarantati, colui che concedeva la grazia per guarire dall'antico morso della taranta che avvelena e dal quale ci si liberava con l'ausilio della musica, della danza e dei colori. Il 29 giugno, in occasione della celebrazione delle feste di San Pietro e Paolo, tutti i tarantati provenienti da ogni parte del Salento si recavano nella città di Galatina presso la cappella dell'Apostolo delle Genti per ringraziarlo della guarigione avvenuta attraverso la cura domiciliare o per implorarlo nel caso tale cura non avesse avuto efficacia. 

Il morso della taranta riguardava per lo più donne, appartenenti al mondo contadino, ed avveniva nei mesi più caldi dell'anno quando maggiore era il loro impegno nei lavori agricoli e quindi più alto il rischio di entrare in contatto con il ragno. Chi era morso cadeva in uno stato di depressione e inerzia, dal cui torpore si destava al suono di una musica segnata dal ritmo dei tamburelli, costringendolo ad eseguire una danza frenetica ed ossessiva. 
Per liberarsi dalle insidie del veleno e guarire dal morso, occorreva mimare la danza della taranta secondo un ciclo coreutico-musicale ben definito, identificarsi con essa e costringerla a danzare fino a stancarla e a farla  "crepare ". 
Taranta-morso-veleno diventano pertanto nel tarantismo dei simboli capaci di evocare, configurare, far defluire e risolvere i conflitti psichici dell'inconscio.

Del Tarantismo si è occupato Ernesto De Martino nel suo libro 
"La Terra del Rimorso" dal punto di vista socio-culturale, insieme a Diego Carpitella dal punto di vista etnomusicologico. 

Di seguito un documentario della RAI del 1959, piacevole, completo e sensazionale fu curato da Giandranco Mingozzi e seguito da De Martino e Carpitalla.

Buona Visione!





La pietra Leccese

La pietra leccese - una roccia costituita da graniti di calcare, microfossili di fauna marina risalente al periodo miocenico - viene da sempre utilizzata nel Salento per la sua grande duttilità e freschezza espressiva: queste sue caratteristiche hanno fatto sì che le si attribuisse il nome di "pietra gentile", anche se in Salento viene chiamato semplicemente LECCISU.
                                                      

In epoche passate, soprattutto nel periodo barocco, la pietra leccese veniva largamente utilizzata per la costruzione e l’abbellimento delle facciate e degli interni dei palazzi, degli edifici pubblici e delle chiese grazie alle sue caratteristiche di duttilità e facile lavorazione che permetteva di ottenere splendidi ornamenti minuziosamente intagliati. 
E' proprio grazie a queste meravigliose proprietà che Lecce e la provincia possono vantare una varietà di chiese ed edifici unici e particolari, come Santa Croce e il Duomo di Lecce.
                                                                       
Oggi, soppiantata dall’uso di materiali da costruzione tecnologici e più adatti all’edilizia, la pietra leccese viene essenzialmente utilizzata per creare meravigliose opere d’arte e oggetti artigianali di alto valore stilistico.

Estratta da numerose cave sparse sul territorio del Salento, tra cui la qualità più pregiata si trova a Cavallino e soprattutto a Cursi, la formazione della pietra leccese risale al Miocene, periodo dell’era del Terziario che va dai 23 ai 17 milioni di anni fa.

Oggi la produzione della pietra leccese ha fatto passi da gigante, riducendo notevolmente i tempi di realizzazione degli oggetti, con l’introduzione dei macchinari per la lavorazione semi-industriale.

In giro per le tante botteghe di Lecce e dei paesi del Salento si possono ancora trovare artigiani e scultori che lavorano e intagliano questa roccia così dura a allo stesso tempo così facilmente lavorabile,
armati solo di uno scalpellino, e della manualità tramandata da anni di maestria scultorea.