sabato 1 settembre 2012

La Notte della Taranta e il mistero del Tarantismo


Da una decina d'anni il turismo nel Salento è stato trainato parecchio da uno degli eventi più spettacolari e famosi del Sud Italia: la Notte della Taranta. 


Questo evento comprende una serie di concerti durante la metà di Agosto che hanno luogo nelle più importanti località della Grecìa Salentina e del Salento tutto.
Sul palco si esibiscono gruppi dalla forte connotazione popolare salentina ma anche musicisti di altra estrazione culturale e geografica.

                                                              


A chiudere il ciclo di concerti, il famoso "concertone" che si tiene a Melpignano, proprio davanti al Monastero degli Agostiniani (e a – numeri alla mano – più di 100000 persone ogni anno), in cui un maestro orchestratore scelto di anno in anno dirige l'Orchestra della Taranta, cui si aggiungono ospiti di vario genere più o meno noti.

                           

Oggi la Taranta ha quindi un volto piacevole, disinibito e moderno, legato alla spensieratezza, alla danza e al divertimento.

In realtà questa è una riabilitazione del più antico e amaro fenomeno del Tarantismo.

Il Tarantismo è definito un fenomeno storico religioso che caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medio Evo; visse un periodo felice fino al  Settecento, ma nel secolo successivo un lento ed inesorabile declino lo portò a sopravvivere solo in alcune zone della Penisola Salentina.
Le sue origini sono da ricercare nel mondo antico, nelle tradizioni delle civiltà classiche, collegandolo alla catartica musicale propugnata dai Pitagorici e ai riti dionisiaci delle melodie delle baccanti, praticati in tutta la Grecia e nelle sue colonie. 
                                                                          
Con l'avvento e la diffusione del Cristianesimo si assistette alla crisi di questi orizzonti mitico-rituali  ed in tale processo di disgregazione San Paolo di Tarso assunse un ruolo significativo: accusando la Chiesa di Corinto di praticare una liturgia troppo irrazionale ed estatica colpì indirettamente i riti orgiastici, esaltando una figura di donna riservata e pudica al posto di quella invasata. 

Pertanto quell'Eros o quelle pulsioni represse che fino a quel momento si erano liberamente manifestate nell'orgiasmo pagano, trovarono la loro evocazione e risoluzione in un nuovo rito socialmente e cristianamente istituzionalizzato: il Tarantismo. 
San Paolo divenne il protettore dei tarantati, colui che concedeva la grazia per guarire dall'antico morso della taranta che avvelena e dal quale ci si liberava con l'ausilio della musica, della danza e dei colori. Il 29 giugno, in occasione della celebrazione delle feste di San Pietro e Paolo, tutti i tarantati provenienti da ogni parte del Salento si recavano nella città di Galatina presso la cappella dell'Apostolo delle Genti per ringraziarlo della guarigione avvenuta attraverso la cura domiciliare o per implorarlo nel caso tale cura non avesse avuto efficacia. 

Il morso della taranta riguardava per lo più donne, appartenenti al mondo contadino, ed avveniva nei mesi più caldi dell'anno quando maggiore era il loro impegno nei lavori agricoli e quindi più alto il rischio di entrare in contatto con il ragno. Chi era morso cadeva in uno stato di depressione e inerzia, dal cui torpore si destava al suono di una musica segnata dal ritmo dei tamburelli, costringendolo ad eseguire una danza frenetica ed ossessiva. 
Per liberarsi dalle insidie del veleno e guarire dal morso, occorreva mimare la danza della taranta secondo un ciclo coreutico-musicale ben definito, identificarsi con essa e costringerla a danzare fino a stancarla e a farla  "crepare ". 
Taranta-morso-veleno diventano pertanto nel tarantismo dei simboli capaci di evocare, configurare, far defluire e risolvere i conflitti psichici dell'inconscio.

Del Tarantismo si è occupato Ernesto De Martino nel suo libro 
"La Terra del Rimorso" dal punto di vista socio-culturale, insieme a Diego Carpitella dal punto di vista etnomusicologico. 

Di seguito un documentario della RAI del 1959, piacevole, completo e sensazionale fu curato da Giandranco Mingozzi e seguito da De Martino e Carpitalla.

Buona Visione!





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